Alcune settimane fa, mentre aiutavo un amico nel restyling del suo soggiorno per permettergli di accogliere gli ospiti del suo home restaurant anche in inverno, si è presentata l’occasione che aspettavo da tempo: ripensare la saletta comune de Le Piracante.

La saletta colazione ha sempre ospitato un unico tavolo.
Quando le due camere accolgono persone che non si conoscono e il meteo non consente di fare colazione all’esterno, gli ospiti possono scegliere se alternarsi, fare colazione in camera oppure condividere lo spazio.
Nel contesto di una dimora di campagna dall’anima senza tempo, con spirito familiare e ambienti raccolti, non è mai stato un problema. Eppure continuavo a pensare che l’ideale sarebbe stato diverso: due tavoli separati, unibili all’occorrenza.
Non per dividere, ma per garantire autonomia.
Autonomia di spazio, di interazione, di socialità.
La condivisione è bellissima quando è spontanea.
Non dovrebbe mai essere forzata, soprattutto di prima mattina, quando non tutti hanno la stessa inclinazione alla conversazione.
Così ho trovato due vecchi tavolini da bistrot un po’ malconci.
Li ho revisionati, ho realizzato nuovi piani in legno che ho verniciato con un bel tono noce caldo, li ho provati in diverse configurazioni, spostando mobili, alleggerendo la stanza, togliendo alcuni elementi.
Dopo molte prove ho trovato una collocazione che oggi mi sembra equilibrata: ogni ospite può sentirsi a proprio agio, senza sentirsi al centro dell’attenzione.

I due tavolini possono unirsi e diventare un unico tavolo quando le camere ospitano amici o gruppi.
La flessibilità è diventata parte dello spazio.
Non so se sposterò ancora qualcosa in futuro.
Probabilmente sì.
Le Piracante evolve così: per piccoli aggiustamenti, ascoltando esigenze che a volte non sono ancora state espresse, osservando, viaggiando insieme agli ospiti.
Questa è una piccola evoluzione.
Silenziosa, ma importante.
